

Intervista a Luca Vendruscolo, regista
del film "Piovono mucche", una commedia ambientata nella Comunità
immaginaria di "Ismaele", dove le persone che ci vivono (per lo più
disabili ed obiettori) "collezionano" disavventure.
Luca Vendruscolo, regista
del film "Piovono mucche" è nato a Udine ma vive a Roma da
quando aveva 19 anni. Diplomato in sceneggiatura ha collaborato a diverse sceneggiature
di serie televisive e anche per il cinema. "Piovono mucche" è
il suo primo film, girato nel 2001 a Roma.
Come
è nata l'idea di questo film?
E' nata quasi per caso. Io ho fatto Servizio Civile alla Comunità di
Capo d'Arco a Roma. Fino a quel momento non avevo avuto nessuna esperienza di
volontariato. All'inizio mi ricordo che volevo scappare via. Poi con il tempo
la cosa aveva iniziato a coinvolgermi e volevo esserci al cento per cento. Durante
questa esperienza, avevo stabilito un feeling molto forte con una decina di
obiettori. Ci piaceva proporre attività e iniziative che andassero oltre
a quelle che venivano realizzate in Comunità e per questo ci scontravamo
spesso con i responsabili. Terminato il Servizio in quattro di noi abbiamo buttato
giù la prima stesura della sceneggiatura e l'abbiamo spedita al premio
Solinas.
Come
è stata accolta dalla giuria del premio?
Positivamente visto che abbiamo vinto. Erano stati colpiti dall'originalità
di come era stato trattato il tema della disabilità, senza "didascalie".
E
cioè?
Il film rappresenta realmente la vita che viene vissuta in una Comunità.
Innanzitutto ci sono diversi personaggi con diverse disabilità mentre
di solito si tende a idealizzare le persone disabili come se tutte le disabilità
fossero uguali e la personalità fosse determinata dall'handicap. Tra
i vari personaggi alcuni hanno una personalità molto forte, sono molto
egoisti, "rompiscatole". Non c'è in sostanza il disabile "perfetto"
con una personalità che sorprende. Il valore della sceneggiatura sta
nel fatto che si racconta la vita della comunità a 360 gradi dove il
tema dell'handicap è solo un particolare. Anche i personaggi sono stati
raccontati senza doverli inventare perché li conoscevamo molto da vicino
e ciò ha dato una ricchezza narrativa importante.
Che
genere hai scelto?
La chiave scelta è quella della commedia. Ai guai ci si ride sopra. Ridere
non dei disabili come potrebbe pensare chi non è abituato a convivere
con persone con handicap, ma ridere dei problemi che ci sono attorno ai disabili.
Sono due cose completamente diverse.
Dove
è ambientato il film?
In una Comunità immaginaria chiamata "Ismaele" dove non funziona
niente.
Ci
racconti brevemente la storia?
E' la storia di un anno di servizio civile e ripercorre a grandi linee la mia
esperienza. Matteo, il protagonista, è un obiettore che incontra nella
Comunità altri obiettori. Tra i vari incontri i più importanti
sono quelli con Renato, un ex rapinatore rimasto in carrozzina in seguito ad
un incidente, Beatrice, seduttrice in carrozzina che "colleziona"
gli obiettori e poi li molla (una specie di "bella senz'anima"). Alex
e Domenico che sono due "giullari" spastici che si divertono a combinare
guai. Poi ci sono i capi della Comunità che sono dispotici ed arroganti
ma questo "cinismo" è necessario per condurre bene le cose.
Che
messaggio hai voluto dare con questo film?
Il valore più forte è raccontare un mondo che esiste ma che in
pochi conoscono. Il film dimostra che il contatto con la persona disabile è
possibile, bisogna solo buttarsi. Non è necessario un cambiamento radicale
del modo di essere, non è qualcosa che cambia la vita, che prima sei
cattivo e poi all'improvviso diventi buono. L'incontro e il vivere assieme ad
una persona disabile è molto più naturale. Il film vorrebbe essere
anche una pubblicità, un'esaltazione del Servizio Civile anche se va
scomparendo.
Secondo
te come ha affrontato il cinema in questi anni il tema della disabilità?
Non ho grosse critiche da fare, per me va benissimo così anche se il
cinema nei confronti dell'handicap ha avuto dei toni "buonisti" che
a me non piacevano.
Qual
è il complimento che più ti ha colpito di chi ha visto il tuo
film?
In molti mi hanno fatto notare che alla fine della proiezione non ci si accorge
della differenza tra persone disabili e persone cosiddette normali. Alla fine
non si coglie più la diversità. Infatti il centro del film non
è la disabilità ma bensì il fatto che persone disabili
e non vivono assieme delle disavventure.