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Proiezione del film "Piovono mucche"

L'evento

Grande partecipazione di pubblico alla proiezione del film "Piovono mucche" del regista Luca Vendruscolo, serata da noi organizzata al palazzetto dello sport di Casarsa della Delizia. Dopo il film (molto bello), che narrava delle roccambolesche avventure che capitano nella Comunità immaginaria di Ismaele abitata da ragazzi disabili e obiettori, c'è stato l'interessantissmo dibattito con il regista stesso. Per noi è stata un'importante iniziativa culturale di sensibilizzazione. Ringraziamo ancora per la disponibilità e la simpatia che ha manifestato nei nostri confronti il regista Luca Vendruscolo.

La recensione
(by filmup.com)

(Alessandro Tiberi, Ultrà, Ascolta la canzone del vento), giovane obiettore di coscienza, capita nella comunità "Ismaele", situata nella periferia di Roma, per svolgere il servizio civile. Sarà, per lui, l'occasione per affrontare un altro tipo di realtà, quella dei paraplegici. Gli altri obiettori cercheranno di instradarlo con quel poco che hanno imparato durante il loro periodo di servizio, usando maniere poco ortodosse ma, fondamentalmente, piene di umanità.
Matteo conoscerà anche Beatrice (Barbara Bonanni), giovane disabile, e con la quale avrà una breve storia d'amore. Una volta entrato nel meccanismo della comunità il ragazzo cercherà, insieme agli altri, di autogestire il gruppo combattendo contro l'ottusità di una direttrice tiranna, anch'essa paraplegica, e un vicepresidente troppo burocrate, fino a quando arriverà il giorno del congedo.
Questa l'idea del film "Piovono Mucche" di Luca Vendruscolo (Vincitore del premio Solinas nel 1996), girato in super 16mm e poi gonfiato in 35mm (standard ormai utilizzato da quasi tutto il cinema indipendente italiano), ripresa dalla sua esperienza personale durante il servizio civile. Vendruscolo riesce a parlare delle persone handicappate con un rispetto inconsueto nel panorama cinematografico, di solito è un elemento che può stimolare, da parte di chi lo gira, un naturale senso per il patetico, il semi documentaristico facendosi prendere da un ragionevole sentimentalismo. Tutto questo in "Piovono Mucche" non c'è, il film è schietto, genuino, frizzante, non vuole tanto denunciare ma, più che altro, raccontare in maniera divertente un mondo che fatichiamo a fare nostro. Ricordando quei giorni, infatti, il regista dice "Tu non sai cosa vuol dire essere disabili, non potersi alzare la mattina da soli, etc., tutto questo in un anno, dai pazienti, non mi è stato mai detto, forse perché erano impegnati a risolvere altri problemi".
Gli attori, a partire dal giovane Alessandro Tiberi (Matteo), sono tutti ben calibrati, attenti ai segnali delle persone che cercano di comunicare più di quanto non lo facciamo noi, che abbiamo tutti i "mezzi" necessari. Il regista, anche se alla sua prima esperienza cinematografica, riesce a far scivolare la macchina da presa in maniera quasi impercettibile, mai forzata, riuscendo ad inquadrare un contesto, quello degli obiettori, in maniera naturale, facendo respirare il racconto e, soprattutto, sottolineando la complicità che si crea fra di loro.
Se non fosse per qualche escamotage di sceneggiatura e una soluzione un pò troppo macchiettistica attuata per alcuni personaggi il film sarebbe l'esordio più lucido di questa stagione del cinema italiano.

Le dissaventure nella Comunità di "Ismaele"
(presente anche sul giornalino di Febbraio 2003)

Intervista a Luca Vendruscolo, regista del film "Piovono mucche", una commedia ambientata nella Comunità immaginaria di "Ismaele", dove le persone che ci vivono (per lo più disabili ed obiettori) "collezionano" disavventure.


Luca Vendruscolo, regista del film "Piovono mucche" è nato a Udine ma vive a Roma da quando aveva 19 anni. Diplomato in sceneggiatura ha collaborato a diverse sceneggiature di serie televisive e anche per il cinema. "Piovono mucche" è il suo primo film, girato nel 2001 a Roma.

Come è nata l'idea di questo film?
E' nata quasi per caso. Io ho fatto Servizio Civile alla Comunità di Capo d'Arco a Roma. Fino a quel momento non avevo avuto nessuna esperienza di volontariato. All'inizio mi ricordo che volevo scappare via. Poi con il tempo la cosa aveva iniziato a coinvolgermi e volevo esserci al cento per cento. Durante questa esperienza, avevo stabilito un feeling molto forte con una decina di obiettori. Ci piaceva proporre attività e iniziative che andassero oltre a quelle che venivano realizzate in Comunità e per questo ci scontravamo spesso con i responsabili. Terminato il Servizio in quattro di noi abbiamo buttato giù la prima stesura della sceneggiatura e l'abbiamo spedita al premio Solinas.

Come è stata accolta dalla giuria del premio?
Positivamente visto che abbiamo vinto. Erano stati colpiti dall'originalità di come era stato trattato il tema della disabilità, senza "didascalie".

E cioè?
Il film rappresenta realmente la vita che viene vissuta in una Comunità. Innanzitutto ci sono diversi personaggi con diverse disabilità mentre di solito si tende a idealizzare le persone disabili come se tutte le disabilità fossero uguali e la personalità fosse determinata dall'handicap. Tra i vari personaggi alcuni hanno una personalità molto forte, sono molto egoisti, "rompiscatole". Non c'è in sostanza il disabile "perfetto" con una personalità che sorprende. Il valore della sceneggiatura sta nel fatto che si racconta la vita della comunità a 360 gradi dove il tema dell'handicap è solo un particolare. Anche i personaggi sono stati raccontati senza doverli inventare perché li conoscevamo molto da vicino e ciò ha dato una ricchezza narrativa importante.

Che genere hai scelto?
La chiave scelta è quella della commedia. Ai guai ci si ride sopra. Ridere non dei disabili come potrebbe pensare chi non è abituato a convivere con persone con handicap, ma ridere dei problemi che ci sono attorno ai disabili. Sono due cose completamente diverse.

Dove è ambientato il film?
In una Comunità immaginaria chiamata "Ismaele" dove non funziona niente.

Ci racconti brevemente la storia?
E' la storia di un anno di servizio civile e ripercorre a grandi linee la mia esperienza. Matteo, il protagonista, è un obiettore che incontra nella Comunità altri obiettori. Tra i vari incontri i più importanti sono quelli con Renato, un ex rapinatore rimasto in carrozzina in seguito ad un incidente, Beatrice, seduttrice in carrozzina che "colleziona" gli obiettori e poi li molla (una specie di "bella senz'anima"). Alex e Domenico che sono due "giullari" spastici che si divertono a combinare guai. Poi ci sono i capi della Comunità che sono dispotici ed arroganti ma questo "cinismo" è necessario per condurre bene le cose.

Che messaggio hai voluto dare con questo film?
Il valore più forte è raccontare un mondo che esiste ma che in pochi conoscono. Il film dimostra che il contatto con la persona disabile è possibile, bisogna solo buttarsi. Non è necessario un cambiamento radicale del modo di essere, non è qualcosa che cambia la vita, che prima sei cattivo e poi all'improvviso diventi buono. L'incontro e il vivere assieme ad una persona disabile è molto più naturale. Il film vorrebbe essere anche una pubblicità, un'esaltazione del Servizio Civile anche se va scomparendo.

Secondo te come ha affrontato il cinema in questi anni il tema della disabilità?
Non ho grosse critiche da fare, per me va benissimo così anche se il cinema nei confronti dell'handicap ha avuto dei toni "buonisti" che a me non piacevano.

Qual è il complimento che più ti ha colpito di chi ha visto il tuo film?
In molti mi hanno fatto notare che alla fine della proiezione non ci si accorge della differenza tra persone disabili e persone cosiddette normali. Alla fine non si coglie più la diversità. Infatti il centro del film non è la disabilità ma bensì il fatto che persone disabili e non vivono assieme delle disavventure.


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