Assunti teorici

L’Associazione Laluna ha tra le sue priorità quella di adoperarsi affinché le persone con disabilità possano avere una “vita buona”, intesa come sviluppo e stimolo nell’espressione dei propri desideri, sviluppo delle proprie ambizioni e potenzialità, realizzazione di sé. Tutto questo si sviluppa attraverso dei Progetti Educativi Individualizzati (PEI) e Personalizzati che guardano alla persona con disabilità nella sua globalità non solo all’interno del contesto dei servizi offerti dall’associazione, ma inserita in un contesto sociale e/o lavorativo, con delle relazioni interpersonali che vanno coltivate e sviluppate. Si guarda alla persona in tutti i suoi aspetti:

affettività/sessualità;
interrelazione con l’altro;
attività lavorativa;
autonomia;
abitare.

L’abitare per le persone disabili diviene una questione etica che comprende un “diritto di scelta”, un’attenzione all’habitat (al proprio territorio), una progettualità attenta e professionale (in continua formazione), in grado di verificarsi e mutare incidendo culturalmente sulla società.

Riteniamo importante l’ascolto dei bisogni, delle aspirazioni e dei desideri di famiglie e persone (il loro progetto di vita), lavorando affinché si trovi una giusta risposta (in base alle risorse disponibili) alla realizzazione di una “vita buona”.
L’azione che porta al risultato però, non è fine a se stessa ma va calata nella realtà locale e quindi non possiamo legare le azioni educative solo alla vita della comunità o degli altri servizi ma dobbiamo vederle in un contesto più ampio, devono abbracciare la vita in generale. In questo si inserisce un pensiero alla persona che si sviluppa con la presa in carico ed il progetto con/sulla persona sviluppato nella sua globalità.

"Arrivare" attraverso un modello di autonomia

Giungere ad ascoltare il progetto di vita delle persone non è certo cosa semplice, perché prevede già un percorso sull’autonomia alle spalle. L’autonomia intesa secondo il modello moderno, nella pratica non è nient’altro che l’espressione delle preferenze soggettive (principio di autodeterminazione), dotate tutte di una stessa dignità e validità. Per noi invece la soggettività non porta ad un’autonomia in quanto ogni soggetto preso singolarmente non è autonomo ma necessita di cose/persone per realizzarsi. Qualsiasi sia il risultato che intendiamo ottenere il modello di autonomia deve essere per lo meno condiviso da un “sistema” perché possa essere efficace. Diversamente si rischia di cadere in un’autonomia “manipolata” dove i bisogni sono l’espressione di personali teorie “creative” della propria verità, o supposizioni su cosa possa desiderare l’altro. Per evitare manipolazioni oltre ad una condivisione ampia del “modello educativo”, vanno individuati dei riferimenti oggettivi altrimenti non potendo giustificare la bontà di un’azione, si cercherà di volta in volta, di imporla, di indurla o di inculcarla, semplicemente sulla base dei propri (e non altrui) sentimenti. Si tratta quindi di definire un modello che tenga conto dell’autonomia del singolo inserito in un contesto sociale e comunitario (e non fine a se stessa).

La vita buona

Il punto di partenza è “l’io”, le eredità del passato, della famiglia, della città d’origine, della frazione, ecc. Da qui si deve partire, dal “dato della mia vita, il punto di partenza morale”. L’io e le persone devono essere protagoniste, “personaggi attivi nella rappresentazione drammatica che costituisce quella storia”.
Il bene della vita individuale deve essere integrato negli schemi complessivi del contesto, ricercando appunto la “vita buona”. Per contesto si intende la famiglia di origine/appartenenza, il luogo di provenienza, la propria cultura, i sentimenti, la fede, ecc. Tutti elementi fondamentali per una progettazione educativa.
È utile riportare i dieci punti sui quali ci si dovrebbe confrontare e verificare rispetto alla “vita buona” proposti da Martha Nussbaum:

1. Vita. Vivere una vita di normale durata senza morire prematuramente.
2. Salute fisica. Vivere in salute, compresa la salute riproduttiva, ben nutrirsi e con un domicilio adeguato.
3. Integrità fisica. Potersi spostare liberamente da un luogo all’altro, essere sicuri della propria integrità fisica contro la violenza, inclusa quella sessuale e domestica; essere liberi nella ricerca del proprio appagamento sessuale e nelle questioni riproduttive.
4. Sensi, immaginazione e pensiero. Essere in grado di usare i propri sensi, l’immaginazione, il pensiero, la ragione, ed essere in grado di usare queste facoltà nel modo che è tipicamente umano, con la capacità di coltivarsi e di accedere all’educazione minima in campo scientifico; essere in grado di esprimere i propri talenti creativi (letterari, religiosi, musicali, ecc.); essere in grado di esprimere liberamente la propria parola; essere in grado di avere esperienze piacevoli e di evitare il dolore.
5. Sentimenti. Avere legami e passioni verso oggetti e persone al di fuori di sé; poter amare ed esprimere l’intero arco delle emozioni che riguardano le persone amate.
6. Ragion pratica. Avere capacità di ragionamento pratico per quanto concerne il bene e ciò che conta nella propria vita.
7. Appartenenza. Essere in grado di vivere in relazione con gli altri, capaci di un senso di giustizia e di amicizia verso gli altri; avere le basi sociali del rispetto di sé, essere trattati come creature degne il cui valore è uguale a quello degli altri.
8. Altre specie. Vivere in contatto e in relazione con le altre specie di animali, le piante e il mondo della natura.
9. Gioco. Riuscire a giocare, ridere e trovare appagamento nelle attività ricreative.
10. Controllo del proprio ambiente. Avere il controllo sull’ambiente circostante: sia politico, attraverso la partecipazione nelle scelte politiche che governano la propria vita, sia materiale, attraverso il possesso (della terra e dei beni mobili) e attraverso il lavoro, con il diritto a cercare un impiego su una base di equità con le altre persone; lavorare come un essere umano, esercitando le capacità deliberative e instaurando relazioni significative di mutuo riconoscimento con gli altri.